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25 ottobre, 2018

Protezione dell’ambiente e corsi d’acqua puliti per prevenire i disastri naturali

Due video in Spagna solo pochi giorni fa hanno fatto scattare la protesta della popolazione nella provincia di Almerìa. Video che mostrano i letti dei fiumi asciutti che iniziano a fluire di nuovo a seguito delle forti piogge delle settimane scorse, fiumi che ahimè risultano letteralmente invasi da plastica e rifiuti. La colpa, secondo gli ecologisti spagnoli, sarebbe da attribuire agli agricoltori locali che, proprio in quella zona, producono enormi quantità di frutta e verdura e, per massimizzare i loro guadagni, utilizzano le “plasticos” ossia serre di plastica (da qui deriva il nome “il mare di plastica” con cui viene chiamata quella particolare zona di Spagna), serre che illegalmente, ed incivilmente aggiungo, sono state lasciate nei letti dei fiumi asciutti vicino alle fattorie. E che ora, con l’aumento del livello dell’acqua fluviale, troviamo dirigersi verso il mare. Forse lo dimentichiamo, ma invece proprio dai fiumi in buona salute derivano benefici nascosti contro i disastri naturali.

In un periodo in cui inondazioni e siccità devastano comunità e paesi in tutto il mondo, la conferma di tale affermazione ci viene direttamente dal Rapporto Valuing Rivers presentato a Stoccolma al World Water Week. Il nuovo rapporto del WWF sottolinea, infatti, la capacità che hanno i fiumi, quando sono in buono stato di salute, di mitigare i possibili disastri naturali: tutti  benefici nascosti che potremmo perdere se si continua a sottovalutare e trascurare il vero valore dei corsi d’acqua. Sottovalutare questi benefici può diventare una minaccia per le economie e lo sviluppo sostenibile andando a danneggiare in conclusione l’intero ecosistema in cui viviamo. Importanti benefici cruciali sono oggi messi a rischio: dalla pesca d'acqua dolce alla protezione naturale dalle inondazioni per le città o la capacità dei delta di proteggere le coste dall'innalzamento dei mari grazie all’accumulo di sedimenti provenienti dai fiumi. “Se non vogliamo indebolire le economie e mancare gli obiettivi di sviluppo sostenibile, dobbiamo trasformare subito il nostro modo di valutare e gestire i fiumi” ha affermato Stuart Orr, WWF Freshwater Practice Lead durante la presentazione del Rapporto. Considerati da molti solo fonte primaria di acqua ed energia, il valore dei fiumi merita, invece, di essere conosciuto e pubblicizzato. Il Rapporto del WWF descrive il ruolo centrale che i fiumi hanno in molte culture e religioni e l'ampia gamma di benefici che derivano da fiumi sani, in particolare quelli con un flusso libero da sbarramenti: 2 miliardi di persone contano sulla presenza dei fiumi per l'approvvigionamento di acqua potabile; 500 milioni di persone vivono sui delta che mantengono il loro stato grazie ai sedimenti trascinati a valle dai fiumi; il 25 per cento della produzione alimentare mondiale dipende dall'irrigazione dai fiumi. Ogni anno vengono pescate almeno 12 milioni di tonnellate di pesci d'acqua dolce, cifra che si traduce in cibo e mezzi di sussistenza per decine di milioni di persone. Benefici diretti quindi per centinaia di milioni di persone, ma che, nonostante questo, sono ancora troppo trascurati e con una priorità bassa nelle agende dei nostri decisori politici, almeno fino a quando un fiume scompare o provoca qualche vittima. Eppure i soldi, se parliamo nello specifico dell’Italia, dati alla mano ci sarebbero, non sappiamo però spenderli a dovere.

Secondo il dato che emerge dall’Ecorendiconto dello Stato, documento preparato dalla Ragioneria generale per fare il punto sugli investimenti pubblici a tutela dell’ambiente, nel 2017 l’Italia ha impegnato per la protezione dell’ambiente e gestione delle risorse naturali solo lo 0,7% della spesa primaria complessiva del bilancio, pari ad appena 4,7 miliardi di euro. L’ulteriore beffa è che, però, l’esborso reale è stato solo della metà. Per difendere aria, acqua, terra e risorse energetiche insomma l’Italia non sa spendere, poiché come si è visto: avere soldi a disposizione non ne garantisce un reale utilizzo. Sfruttare a pieno le risorse è un’operazione complessa, tanto è vero che nel 2017 ci si è dovuti accontentare di una capacità di spesa pari al 55,4% del totale finanziato: 2,6 miliardi di euro, appunto. Più precisamente per la protezione del suolo e delle acque di superficie e del sottosuolo sono stati effettuati pagamenti per 740 milioni di euro, il 28,66% del totale delle spese realizzate. Per la difesa della biodiversità e del paesaggio ci si è fermati a 411 milioni di euro (15,94%). Sempre più di quanto sia stato speso nell’intero anno per un tema caldo come la “gestione dei rifiuti“: pagamenti per 364 milioni di euro, il 14,1% del totale. Le attività di protezione, la gestione delle acque reflue e la gestione delle acque interne hanno pesato rispettivamente per l’11,5%, il 5,55% e il 4,75%. Per gli altri capitoli di spesa sono stati sborsati spiccioli, nonostante alcune voci siano state vere priorità nell’agenda politica. Ad esempio per la “protezione dell’aria e del clima” sono stati emessi pagamenti per appena 60 milioni di euro, il 2,34% del totale. Pochissimo, sebbene ci fossero molti fondi disponibili. Ciò che non è stato utilizzato delle somme impegnate andrà a rimpolpare lo stesso capitolo di spesa nell’esercizio successivo – ovvero, il 2018 in corso. Saldate le spese inaspettate (circa 170 milioni di euro), per l’ambiente ci si ritroverà da gestire 1,9 miliardi congelati nel 2017. In sostanza, l’Italia si trascina da anni un tesoretto di risorse stanziate, contabilizzate e mai sfruttate. Dati che risultano difficili da spiegare. Chi ha gestito i cordoni della borsa, insomma, ha preferito accantonare gran parte delle risorse destinate per il singolo segmento. Ci auguriamo che con il prossimo anno questi soldi messi da parte possano essere utilizzati effettivamente per migliorare il nostro Paese, magari partendo proprio dai quei corsi d’acqua tanto importanti per prevenire eventuali disastri naturali e proteggere il nostro ambiente e la nostra vita.

Alberto Azario