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15 novembre, 2018

La lotta alla plastica, dall’Europa al Giappone, non conosce confini nazionali

Il divieto al consumo nell’Unione europea di alcuni prodotti in plastica monouso è stato ufficialmente approvato dall’Europarlamento. E così dopo aver messo al bando i sacchetti di plastica nel 2015, la Commissione Europea continua a perseguire il sogno di un’Europa libera dai rifiuti plastici. Ora, se tale normativa diventerà definitiva, la vendita all'interno del blocco comunitario di articoli in plastica monouso (come ad esempio posate, bastoncini cotonati, piatti, cannucce, miscelatori per bevande e bastoncini per palloncini, sacchetti in plastica leggera, articoli di plastica ossi-degradabili, contenitori per fast-food in polistirolo espanso) sarà vietata a partire dal 2021. Tali rifiuti sono gli stessi che, anche da soli, costituiscono circa il 70% dei rifiuti marini. La legge si inserisce così nell’ambizioso piano della Comunità europea per ridurre l’inquinamento marino prodotto dai paesi dell’Unione. Un problema che affligge oggi tutti i mari, gli oceani ed i corsi d’acqua del mondo.

Ora l’augurio è che, come auspica anche Greenpeace attraverso i suoi canali ufficiali, i Governi Nazionali possano portare avanti il lavoro iniziato in ambito europeo per dare un taglio definitivo all’usa e getta anche nei singoli Paesi. Sempre ai vari paesi UE spetterà ridurre il consumo dei prodotti in plastica per i quali non esistono alternative (scatole monouso per hamburger e panini e i contenitori alimentari per frutta e verdura, dessert o gelati) del 25% entro il 2025. Tutti prodotti che in futuro dovranno essere fabbricati solo con materiali sostenibili, facilmente disponibili ed economicamente accessibili. Per quanto riguarda altri oggetti sempre in plastica e molto utilizzati, come contenitori per cibo e bevande, la legge propone di limitarne l’uso fino a quando non sarà trovata una valida alternativa. Inoltre, sugli imballaggi di questi prodotti dovrà esserci una etichetta che segnala l’impatto negativo che hanno sull’ambiente. Ciascun Paese dovrà, inoltre, creare campagne di sensibilizzazione ed i produttori di tali materiali dovranno etichettare in modo chiaro i loro prodotti e fornire spiegazioni esaustive riguardo il loro smaltimento. Verranno, in aggiunta, offerti degli incentivi economici a quei produttori che decideranno di usare materiale sostenibile. Altre materie plastiche, come le bottiglie per bevande, dovranno, invece, essere raccolte separatamente e riciclate al 90% entro il 2025. La “guerra” alla plastica includerà anche quei mozziconi di sigarette che contengono plastica, la cui quantità nei rifiuti va ridotta del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030, con i produttori di tabacco chiamati a farsi carico dei costi di trattamento e raccolta, compreso il trasporto. Discorso simile vale per i produttori di attrezzi da pesca contenenti plastica, che dovranno contribuire al raggiungimento di un obiettivo di riciclaggio fissato in almeno il 15% entro il 2025. Infine almeno il 50% degli attrezzi da pesca contenenti plastica, sia che siano smarriti o abbandonati, dovranno essere raccolti ogni anno .

Lo scorso 4 luglio erano già entrate in vigore quattro nuove direttive UE studiate al fine di promuovere i principi dell’economia circolare ed intensificare l’uso delle energie rinnovabili, il cosiddetto pacchetto “Circular Economy”. L’ambizioso pacchetto di misure, voluto fortemente dalla Commissione europea, è stato adottato per aiutare le imprese e i consumatori europei a compiere quella transizione necessaria verso un’economia circolare, in cui le risorse siano utilizzate in modo più sostenibile. Solo utilizzando, infatti, al massimo tutte le materie prime, i prodotti e i rifiuti si potrà ricavarne il massimo valore, favorendo i risparmi energetici e riducendo le emissioni di gas a effetto serra. In sostanza, le azioni proposte contribuiranno a "chiudere il cerchio" del ciclo di vita dei prodotti, incrementando il riciclaggio e il riutilizzo e arrecando vantaggi sia all’ambiente che all’economia. Le nuove direttive UE avviano così quella svolta verso un’economia circolare tante volte discussa, cominciando con numerosi e importanti cambiamenti nel settore dei rifiuti; rifiuti che, finalmente, si trasformano da un problema da risolvere a un’opportunità da sfruttare. Una sfida che può apparire senz’altro ardua e ambiziosa, tuttavia gestire in maniera sostenibile il ciclo dei rifiuti risulta essere una scelta improrogabile per garantire risparmi futuri in termini ambientali ed economici.

Dall’Europa al Giappone, la lotta alla plastica non conosce, fortunatamente, confini nazionali. Per la prima volta nella sua storia, infatti, il Governo giapponese ha comunicato dei target specifici sui limiti dell’utilizzo di questo importante ma inquinante prodotto, ordinando una riduzione del 25% entro il 2030 e l’obbligo per le attività commerciali di far pagare l’uso delle buste. Lo scorso giugno il governo di Tokyo era stato fortemente criticato al termine del G7 in Canada per essersi rifiutato di aderire al trattato per il controllo dell’inquinamento della plastica negli oceani. Decisione critica per un Paese che ha il consumo pro-capite di plastica più elevato al mondo dopo gli Stati Uniti. Sembra però ora che si voglia superare e rivalutare il target numerico del trattato di giugno. E così, in base alla bozza del governo presentata al Consiglio nazionale per il monitoraggio dell'Ambiente, oltre alle nuove norme sul riciclo dei prodotti in plastica, verranno aggiunte 2 milioni di tonnellate all'anno di biomasse vegetali entro il 2030 - per accelerare il ritorno della CO2 in atmosfera, un livello di 50 volte superiore ai valori attuali. Entro il 2035 inoltre verrà attuato un piano per il riciclo o il riutilizzo del 100% dei contenitori di plastica tramite il loro incenerimento per lo sviluppo di energia termica.

Smaltire in discarica i rifiuti non ha più alcun senso, infatti, in un’ottica che persegue l’idea di creare un’economia circolare, oltre a costituire un rischio d’inquinamento dell’acqua, del suolo e dell’aria. Riuso, riciclo e recupero sono oggi le parole chiave intorno alle quali costruire un nuovo paradigma di sostenibilità, innovazione e competitività, in uno scenario in cui anche i rifiuti si trasformino da problema in risorsa.

Alberto Azario