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22 luglio, 2019

Piano d’azione per l’economia circolare: l’UE alla caccia dell’anello mancante

A distanza di tre anni dalla sua adozione, il piano d’azione per l’economia circolare può essere considerato pienamente completato. Questo in sintesi il riassunto presentato nei scorsi giorni dalla Commissione europea riguardo a quel piano comunitario, adottato nel non troppo lontano dicembre 2015, volto a rafforzare la competitività dell’Europa, a modernizzare la sua economia e la sua industria e creare posti di lavoro, proteggendo allo stesso tempo l’ambiente e generando, negli intenti iniziali, una crescita sostenibile. Tali risultati presentati verranno poi discussi ulteriormente durante l’annuale conferenza delle parti interessate all’economia circolare che si svolgerà prossimamente a Bruxelles. Occasione aggiuntiva questa per delineare quali siano le sfide ancora aperte per spianare la strada verso un’economia circolare competitiva e a impatto climatico zero, in cui la pressione sulle risorse naturali e di acqua dolce e sugli ecosistemi sia ridotta al minimo.

Secondo la Commissione UE sembra così che tutte le 54 azioni previste dal piano originario siano state attuate o siano in fase di attuazione. L’Europa sta così transitando ogni giorno sempre di più verso un’economia circolare che sta contribuendo anche ad aumentare l’occupazione nel nostro continente grazie all’apertura di nuove opportunità commerciali, dando inoltre origine a nuovi modelli di impresa e nuovi mercati sia internamente che esternamente all’UE stessa (ad esempio, attività come la riparazione, il riutilizzo o il riciclaggio hanno generato quasi 147 miliardi di euro di valore aggiunto, registrando investimenti pari a circa 17,5 miliardi di euro). Basti pensare, poi, che solo nel 2016 oltre quattro milioni di lavoratori hanno trovato impiego nei settori attinenti all’economia circolare, il 6 % in più rispetto al 2012. “Il futuro potenziale di crescita sostenibile è enorme e l’Europa è sicuramente il luogo migliore in cui un settore industriale rispettoso dell’ambiente possa crescere. Questo successo è il risultato della collaborazione tra portatori d’interessi e responsabili decisionali europei” ha affermato Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione Ue responsabile per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività. L’economia circolare è, infatti, oggi una tendenza mondiale ed irreversibile. Nonostante questo molto deve essere ancora fatto per potenziare l’azione sia a livello dell’UE sia a livello mondiale. Servono, infatti, ancora maggiori sforzi per attuare la legislazione riveduta sui rifiuti e sviluppare i mercati delle materie prime secondarie, trovando infine quell’anello mancante in grado di delineare un vantaggio competitivo ancora maggiore per le nostre imprese europee.

La presentazione della relazione è stata accompagnata inoltre dal rapporto “Circular economy in the EU Record recycling rates and use of recycled materials in the EU nel quale è emerso che il tasso di riciclaggio e l’utilizzo di materiali riciclati nell’Unione europea non cessano di crescere. Nel solo 2016, ad esempio, l’UE ha riciclato circa il 55% di tutti i rifiuti ad esclusione dei principali rifiuti minerali. Non è tutto positivo però poiché, analizzando meglio questi dati, si giunge a capire che nonostante questi tassi di riciclaggio siano molto più alti rispetto al passato in media solo il 12% dei materiali utilizzati nell’Ue proveniva da prodotti riciclati e materiali recuperati, evitando così l’estrazione di materie prime primarie, un indicatore chiamato anche “circular material use rate” che misura il contributo dei materiali riciclati rispetto alla domanda globale. Si può qui e si deve fare di più. Attraverso un maggior ricorso al riciclaggio e al riutilizzo, le azioni proposte potrebbero costituire infatti proprio quel famoso “anello mancante” nel ciclo di vita dei prodotti, a beneficio sia dell’ambiente sia dell’economia. Si trarrà così il massimo valore e il massimo uso da materie prime, prodotti e rifiuti, promuovendo risparmi di energia e riducendo le emissioni di gas a effetto serra. Il nostro pianeta e la nostra economia non sopravviveranno se continueremo a seguire i dettami del "prendi, trasforma, usa e getta". Le risorse sono preziose e vanno conservate, sfruttandone al massimo il potenziale valore economico. Se riusciremo a usare le risorse in modo più efficiente e a essere meno dipendenti da materie prime ormai scarse, potremo sviluppare un vantaggio competitivo non indifferente. Il pacchetto “economia circolare” vuole trattare così misure a 365° per cambiare l'intero ciclo di vita del prodotto, che non si concentrino unicamente sulla fase di fine vita e sottolineano la precisa ambizione della Commissione di trasformare l'economia dell'Unione e produrre risultati concreti. Ai sensi dei nuovi piani, ad esempio, tutti gli imballaggi di plastica sul mercato dell'UE saranno riciclabili entro il 2030, l'utilizzo di sacchetti di plastica monouso sarà ridotto e l'uso intenzionale di microplastiche sarà limitato.

Questa relazione mostra in sintesi così come l’Europa si stia aprendo una strada privilegiata rispetto al resto del mondo nel campo dell’economia circolare. Allo stesso tempo occorrerebbe però fare ancora di più per fare in modo che l’aumento della nostra prosperità avvenga entro i limiti del pianeta. Per garantire una crescita sostenibile nell'UE dobbiamo usare le risorse a nostra disposizione in un modo più intelligente e sostenibile. Molte risorse naturali non sono infinite: dobbiamo trovare un modo di utilizzarle che sia sostenibile sotto il profilo ambientale ed economico, e rientra qui anche nell'interesse economico delle imprese fare il miglior uso possibile delle loro risorse, offrendo nel contempo ai consumatori prodotti più durevoli e innovativi in grado di generare risparmi e migliorare la qualità della vita. Ripeto, si può, anche qui, e si deve fare di più.

Alberto Azario