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3 aprile, 2020

Coronavirus: da maschera per snorkeling a respiratore

In questi giorni a Brescia, una delle zone più colpite dal Nuovo Covid-19, ha preso forma la geniale e innovativa idea di Renato Favero (ex primario dell’ospedale di Gardone Valtrompia) grazie anche all’impegno e alla collaborazione di Isinnova, una start-up che si occupa di ricerca e ingegneria. Dalla sinergia di quest’azienda e del dottor Favero è stato possibile escogitare una soluzione per dotare di respiratori alternativi i reparti ospedalieri, che in questo periodo sono a corto di materiale e, appunto, di respiratori, indisponibili in moltissimi ospedali della penisola. I pazienti che necessitano di stare in terapia sub-intensiva, infatti, sono ancora moltissimi e avendo tassativamente bisogno di respiratori si è cercata una soluzione efficiente e veloce. È da qui che nasce l’idea di trasformare maschere integrali da snorkeling in maschere respiratorie.

L’intuizione di Favero, però, si collega alla trovata di poco precedente di Cristian Fracassi, maker, inventore e fondatore della Isinnova, che – poco più di una settimana fa – ha risposto positivamente alla chiamata dell’ospedale di Chiari che aveva terminato le valvole da utilizzare per i macchinari della terapia intensiva e necessarie per mantenere in vita i pazienti con l’ossigeno. La situazione di estremo bisogno è stata tamponata con la stampa immediata in 3D, in un solo giorno, di un centinaio di esemplari di queste valvole. La notizia è circolata velocemente e nei giorni immediatamente successivi l’azienda bresciana è stata contatta appunto dal dottor Favero.

La semplice domanda che si è posto il dottor Favero “può una maschera da snorkeling essere riadattata come maschera respiratoria?”, ha fatto nascere quel piccolo grande miracolo per i reparti ospedalieri di cui mi accingo a parlare. Anello di congiunzione tra Favero e la fattibilità del progetto con Isinnova è stato Massimo Temporelli, professore di innovazione, divulgatore tecnologico e maker. È lui la prima persona che l’ex primario ha contattato per sapere se poteva avere dei contatti con Decathlon, azienda distributrice della maschera in questione. Temporelli si è immediatamente mosso, credendo nella bontà del progetto sin dal principio e procurando le prime 20 maschere per poter fare dei test. A questo punto Favero contatta Fracassi e gli sottopone la sua idea per trovare un modo di farla uscire dal mondo della mente e renderla reale.

“Il dottor Favero ha condiviso con noi un’idea per far fronte alla possibile penuria di maschere C-PAP ospedaliere per terapia sub-intensiva, che sta emergendo come concreata problematica legata alla diffusione del Covid-19: si tratta della costruzione di una maschera respiratoria d’emergenza riadattando una maschera da snorkeling già in commercio. Abbiamo analizzato la proposta assieme all’inventore (il dott. Favero). Abbiamo contattato in breve tempo Decathlon. L’azienda si è resa immediatamente disponibile a collaborare fornendo il disegno CAD della maschera che avevamo individuato. Il prodotto è stato smontato, studiato e sono state valutate le modifiche da fare. È stato poi disegnato il nuovo componente per il raccordo al respiratore, che abbiamo chiamato valvola Charlotte, e che abbiamo stampato in breve tempo tramite stampa 3d” [1], queste le dichiarazioni rilasciate da Fracassi che ha anche tenuto a precisare che “né la maschera né il raccordo valvolare sono certificati e il loro impiego è subordinato a una situazione di cogente necessità. L’uso da parte del paziente è subordinato all’accettazione dell’utilizzo di un dispositivo biomedicale non certificato, tramite dichiarazione firmata. […] Chiariamo che il brevetto rimarrà a uso libero perché è nostra intenzione che tutti gli ospedali in stato di necessità possano usufruirne. Abbiamo deciso di condividere liberamente il file per la realizzazione del raccordo in stampa 3D. A differenza della valvola dei respiratori, si tratta di un raccordo di facile realizzazione, quindi è possibile per tutti i maker provare a stamparlo. Le strutture sanitarie in difficoltà potranno acquistare la maschera Decathlon e accordarsi con stampatori 3D che realizzino il pezzo e possano fornirlo. Chiariamo che la nostra iniziativa è totalmente priva di scopo di lucro, non percepiremo diritti sull’idea del raccordo né sulla vendita delle maschere Decathlon” [2].

La vicenda, inoltre, è stata anche di esempio per spronare maker e aziende a fare di più. Basti pensare che un’altra azienda italiana, brianzola, la Cifra spa, ha convertito la produzione da abbigliamento sportivo in fibra tecnica a quello di mascherine ad uso civile. Ne sono già state consegnate 8.000, ma c’è una potenzialità giornaliera molto maggiore che a pieno regime produttivo viaggerà sulle 20.000 mascherine al giorno circa. Il Ceo di Cifra, l’ingegnere Cesare Citterio, ha così dichiarato: “Ho pensato a come avrei potuto con la mia azienda mettermi a disposizione per fronteggiare questa terribile pandemia e siamo arrivati alla progettazione di una mascherina hi-tech che garantisce di essere in tessuto certificato Oeko Tex Standard 100, indemagliabile, doppiata, waterproof, antigoccia, senza cuciture per un confort ottimale, sterilizzata, lavabile fino a dieci lavaggi, progettata e realizzata nei laboratori di Verano”[3].

Favole, per chiamarle con le parole di Riccardo Luna [4], come queste di Brescia e della Brianza dimostrano che, proprio nel pieno delle più tragiche e drammatiche situazioni, l’Italia che vince è l’Italia che innova, che guarda avanti, al futuro, che rimodula la propria produzione in base alle esigenze del momento e che non spreca nulla di quello che già sa e che già ha, ma riutilizza, manipola, riadatta.

Questa è l’Italia che ci piace e queste sono le storie che ci danno speranza in tempi così duri.

Alberto Azario


[1] https://www.gqitalia.it/news/article/maschere-sub-decathlon-respiratori-invenzione-stampa-3d

[2] Ibidem.

[3] https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/coronavirus-mascherine-1.5082093

[4] Riccardo Luna, Brescia un miracolo in 3D: la maschera da sub salva la vita, La Repubblica, 23 marzo 2020.